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NOTTURNI

Flauto e Arpa nel Romanticismo Francese

Giovanni Mareggini, flauto

Davide Burani, arpa

Auguste Mathieu Panseron (1796-1859) – Joseph Guillou (1787-1853)

Première Nocturne pour harpe et flute*

  1. Largo – Allegretto


Robert Nicolas Charles Bochsa (1789-1856)

Grande Sonate pastorale pour la harpe avec une flute obligé op. 36*

2. Allegro moderato con delicatezza

3. Andante con espressione

4. Rondò Allegro assai


Auguste Vern (1769-1854)

Nocturne pour harpe et flute op. 11*

5. Adagio – Allegro agitato – Air Basque Allegretto quasi Andante – Andante espressivo con variazioni – Adagio – Polacca


Clémence de Grandval (1828-1907)

6. Valse mélancolique pour flute et harpe


Johannès Donjon (1839-1912)

7. Élégie pour flute avec accompagnement de harpe*



*first world recording

 

Il duo flauto e arpa nasce ufficialmente nel 1778, con il celebre Concerto per flauto, arpa e orchestra di Mozart (K299), composto per il Duca de Guines e sua figlia. Erano quelli gli anni di massimo fulgore dell’arpa in Francia, che già da tempo era diventata lo strumento prediletto dell’aristocrazia francese. Nel frattempo al flauto traverso erano già state dedicate importanti pagine musicali, ma questi due strumenti fino ad allora si erano incontrati molto di rado. Da allora in poi il repertorio per flauto e arpa iniziò ad arricchirsi delle opere di autori francesi, ma anche italiani, inglesi e tedeschi, diffondendosi pian piano in tutta Europa.

Auguste Panseron (1796-1859) e Joseph Guillou (1787-1853) collaborarono di frequente. Il primo, compositore e didatta, studiò violoncello, armonia e contrappunto al Conservatorio di Parigi; visse alcuni anni in Italia (a Bologna, Roma e Napoli), e ne studiò la musica vocale antica. Fu poi in Austria e in Germania e nel 1817 fu nominato Maestro di Cappella onorario dalla famiglia Esterhazy a Eisenstadt. Dopo un soggiorno a San Pietroburgo ritornò a Parigi e iniziò la sua carriera di insegnante di canto al Conservatorio e di maestro accompagnatore all'Opéra-Comique e al Théâtre Italien. Dal 1820 iniziò anche il suo successo come operista, ma la sua fama presso i contemporanei rimase sempre più che altro legata alle sue romanze e alla sua attività didattica. Il secondo, flautista e compositore, allievo di François Devienne al Conservatorio, lavorò con le più prestigiose orchestre parigine e con la cappella musicale reale e si ritrovò spesso a rivaleggiare con Jean-Louis Toulou. Nel 1816 divenne professore di flauto al Conservatorio di Parigi, ma nel 1830 decise di cercare impiego al di fuori della Francia; si recò quindi in Belgio, in Germania e in Svezia, stabilendosi per un periodo a Stoccolma e successivamente a San Pietroburgo. Panseron e Guillou insieme composero e pubblicarono un certo numero di fantasie, notturni e temi con variazioni per flauto e pianoforte. Il Nocturne qui proposto è il primo di un gruppo di tre dedicati a Gabriel Foignet, arpista e compositore, allievo di Cousineau e Naderman, che, a quanto si legge nel frontespizio, fece anche la revisione della parte dell'arpa.

Robert Nicolas Charles Bochsa (1789-1856), fu educato alla musica fin dall'infanzia e, pur essendo in grado di suonare parecchi strumenti, decise ben presto di dedicarsi in via esclusiva all'arpa. Studiò quindi al Conservatorio di Parigi, ma, quando la sua carriera sembrava ormai non avere più ostacoli, rimase coinvolto in uno scandalo che lo costrinse a lasciare per sempre la Francia. Trasferitosi a Londra, riuscì ad arrivare nuovamente ai vertici del mondo musicale, per poi dover nuovamente fuggire a causa di uno scandalo nel quale rimase coinvolto insieme alla celebre cantante Ann Bishop che abbandonò marito e figli per seguirlo in Italia. Incapaci di trovare pace, i due si imbarcarono per le Americhe e successivamente per l'Australia, ove Bochsa si ammalò gravemente e morì. Una storia degna della sceneggiatura di un film, che però nulla toglie al valore del compositore e del didatta (forse il più brillante nella storia dell'arpa). La sua Sonata pastorale prende il titolo dallo stile in cui è composto il primo movimento, un “Allegro moderato” nel tempo ternario tipico della danza pastorale, resa immortale dalla Sinfonia n. 6 di Beethoven.

La vicenda biografica di Vern si ritrova in una sola fonte storica, ossia nelle “Notes artistiques sur les auteurs dramatiques, les acteurs et les musiciens dans l’Orléanais” (1897): “Claude–Joseph–Auguste Vern, decano dei compositori francesi e dei professori di musica orleanesi, morì all’età di ottantacinque anni a Orleans, il 18 maggio 1854. Nato nel 1769 a Thoisey, presso Màcon, fu portato dai suoi genitori a Lione, ove subì l’assedio del 1793 e scampò al massacro gettandosi a terra al momento della fucilazione; ferito alla testa, riuscì a raggiungere la Rhône, che attraversò a nuoto, scappando in Italia. Più tardi si arruolò […]. In seguito rinunciò bruscamente alla carriera militare e si dedicò interamente alla musica. I suoi successi come flautista e oboista a Milano e a Lione gli fecero sperare di ottenere un posto di professore al Conservatorio di Parigi; ma le sue speranze furono deluse. Scoraggiato, rispose all’appello degli amatori orleanesi; fino all’età di ottantadue anni insegnò e curò i flauti e gli oboi del teatro”. Questo Nocturne è dedicato a Theresia Demar, arpista e compositrice vissuta a Parigi e poi a Orleans, dove forse conobbe Vern; col suo alternarsi di movimenti lenti e veloci e la ricchezza melodica, dal punto di vista formale ricorda i pot-pourri settecenteschi, ma la presenza centrale di un tema variato lo colloca decisamente nel filone dei Notturni romantici.

Clémence de Grandval (1828-1907) fu una stimata compositrice: studiò con alcuni dei personaggi più importanti del mondo musicale dei suoi tempi, come Chopin e Saint-Saëns e, data la sua appartenenza a una famiglia facoltosa, potè esercitare la composizione senza obblighi lavorativi, anche se la sua posizione sociale la obbligò talvolta a pubblicare i suoi lavori sotto preudonimo. Non è il caso però del suo Valse mélancolique, dedicato a Paul Taffanel e Alphonse Hasselmans, ovvero al più grande flautista e al più grande arpista della fine dell'Ottocento.

Johannès Donjon (1839-1912), flautista, compositore e didatta, scrisse numerose opere dedicate praticamente solo al suo strumento, come questa Élégie, per l'accompagnamento della quale (secondo quanto si legge nel frontespizio), fu coadiuvato da un certo Robert “de l'Académie Nationale de Musique”. Accanto al titolo del brano nell'edizione originale compare un motto ispiratore, tratto da una poesia di Jean Richepin: “Dans l'air obscurci / Les feuilles dernières / Roulent aux ornières. / Mon bonheur aussi.” (Nell'aria imbrunita le ultime foglie rotolano sulle carreggiate. Come la mia felicità.)


ANNA PASETTI

The flute and harp duo was officially born in 1778, with Mozart’s well-known Concerto for flute, harp and orchestra (K299), composed for the Duke de Guines and his daughter. In France, those were the heydays of the harp, already for some time the favourite instrument of the French aristocracy. Many important compositions had already been devoted to the transverse flute, but these two instruments only rarely met before. Since then, the repertoire for flute and harp was progressively enriched by the compositions of not only French, but also Italian, English and German composers, as it slowly spread throughout Europe. Auguste Panseron (1796-1859) and Joseph Guillou (1787-1853) collaborated often. The former, who was a composer and teacher, studied cello, harmony and counterpoint at the Paris Conservatoire; for some years he lived in Italy (in Bologna, Rome and Naples) and studied ancient Italian vocal music. Afterwards, he was in Austria and Germany, and was appointed honorary Kapellmeister of the Esterhazy family in Eisenstadt in 1817. After a stay in Saint Petersburg, he returned to Paris and began his career as a singing teacher at the Conservatoire and répétiteur at the Opéra-Comique and the Théâtre Italien. In 1820 he began to earn success as an opera composer but, for his contemporaries, his reputation was always linked to his Romances and educational activity. Guillou, flutist and composer, student of François Devienne at the Conservatoire, worked with the most prestigious orchestras in Paris and with the Royal music choir, and often ended up competing with Jean-Louis Toulou. In 1816 he became flute teacher at the Paris Conservatoire, but in 1830 he decided to seek employment outside France; therefore, he went to Belgium, Germany, and Sweden, staying for a while in Stockholm and then in Saint Petersburg. Panseron and Guillou composed and published together a few fantasies, nocturnes, and themes with variations for flute and piano. The Nocturne in this program is the first in a group of three, dedicated to the harpist and composer Gabriel Foignet, student of Cousineau and Naderman who, as we read in the frontispiece, was also the reviewer of the harp part. Robert Nicolas Charles Bochsa (1789-1856) received his musical education since his childhood and, although he was able to play many instruments, soon decided to devote himself exclusively to the harp. He studied at the Paris Conservatoire but, right when his career seemed free of any obstacle, he was involved in a scandal that forced him to leave France forever. After moving to London, he was able to reach again the summit of the musical world, but was  once more forced to flee from the country as a consequence of a scandal; the latter involved him and the celebrated singer Ann Bishop, who left her husband and sons and followed him to Italy. Unable to find peace, they boarded a ship to America, then to Australia, where Bochsa became severely ill and died. Even though his life was worthy of becoming the subject of a movie, these events do not lessen Bochsa’s value as a composer and teacher (possibly the most brilliant in the history of the harp). His Sonata pastorale takes its title from the style in which the first movement is composed, an “Allegro moderato” in triple metre, typical of the pastoral dance, made immortal by Beethoven’s Sixth Symphony. There is only one historical source of Vern’s biography, the “Notes artistiques sur les auteurs dramatiques, les acteurs et les musiciens dans l’Orléannais” (1897): Claude-Joseph-Auguste Vern, dean of the French composers and of the Orléans music teachers, died at the age of 85 in Orléans, the 18th of May, 1854. Born in 1769 in Thoisey, near Màcon, he was brought by his parents to Lion; the city endured the siege of 1793, and Vern survived the massacre by throwing himself to the ground as the firing squad was carrying out the execution; wounded in the head, he was able to reach the Rhône river, which he swam across and fled to Italy. Later he enlisted in the army [...] Afterwards he abruptly gave up the military career and devoted himself completely to music. Through his achievements as a flutist and oboist, in Milan and Lyon, he hoped to gain a tenure as a professor at the Paris Conservatoire, but his hopes were turned down. Disheartened by that, he answered the appeal of the Orléans amateurs; until the age of 82, he taught and took care of the flute and oboe players of the theatre. This Nocturne is dedicated to the harpist and composer Theresia Demar, who lived in Paris and then in Orléans, where perhaps she met Vern; from a formal point of view this work resembles the 18th century potpourris, due to the alternation of slow and fast movements and the melodic richness, but the central presence of a varied theme certainly places it in the current of the Romantic Nocturnes. Clémence de Grandval (1828-1907) was an appreciated composer: she studied with some of the most important figures of the musical world of her time, notably Chopin and Saint-Saëns and, belonging to a wealthy family, she was able to compose free from working constraints, although her social position sometimes forced her to adopt a pseudonym in order to publish her works. However, that was not the case for her Valse mélancolique, dedicated to Paul Taffanel and Alphonse Hasselmans, respectively the greatest flutist and the greatest harpist of the late 19th century. Johannès Donjon (1839-1912), flutist, composer, and teacher, wrote many works, virtually only for his instrument, as this Élégie; for what concerns the accompaniment (as the frontispiece declares), he was assisted by a certain Robert “of the Académie Nationale de Musique”. Next to the title, in the original edition, there is an inspiring motto, taken from a poem by Jean Richepin: Dans l’air obscurci / Les feuilles dernières / Roulent aux ornières. / Mon bonheur aussi (In the darkened air / The last leaves / Roll in the ruts. / My happiness too).

ANNA PASETTI