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GALANTERIE PER FLAUTO E ARPA

Fulvio Fiorio, flauto
Davide Burani, arpa

Joseph Boulogne Chevalier de Saint-George (1739 – 1799)
Sonata
1. Andante
2. Tempo di Minuetto
3. Rondeau


Daniel Gottlieb Steibelt (1765 – 1823)
Sonata op. 71
4. Allegro maestoso
5. Tema con variazioni


Luigi Gianella (ca. 1770 – 1817)
Duo concertante op. 24 n. 2
6. Adagio – Allegro moderato
7. Rondeau Allegro


François-Joseph Naderman (ca. 1773 – 1835)
Sonatina op. 27 n. 2
8. Allegro ma non troppo
9. Larghetto sostenuto, con sentimento
10. Rondo Allegretto


Carlo Michelangelo Sola (1786 – 1829)
Divertimento op. 24
11. Largo – Andante
12. Tempo di Minuetto – Trio
13. Rondo Allegretto

 

Com'è noto, il duo flauto e arpa ha una data di nascita e anche dei genitori precisi: l'anno è il 1778, i genitori sono da una parte Wolfgang Amadeus Mozart e dall'altra Adrien-Louis de Bonnières de Souastre, conte de Guînes, che gli commissionò il celebre Concerto KV299. La vulgata racconta che il conte fosse solito duettare con la figlia, Marie-Louise-Philippine, una discreta arpista ascrivibile alla categoria dei “dilettanti” dell'epoca; sappiamo però che anche un'altra dilettante duettava in società con il conte, Madame Amélie de Boufflers, allieva di Krumpholtz e amica di Madame de Genlis. A partire dal 1778 iniziarono dunque a comparire le prime composizioni per flauto e arpa, fra le quali la raccolta di 6 Sonate op. 8 di Krumpholtz, che contengono una citazione esplicita del tema del primo movimento del doppio concerto di Mozart, nonché i 3 Duos op. 2 di Luigi Gianella, dedicati proprio alla de Boufflers.

La Sonata di Joseph Boulogne Chevalier de Saint-George (Guadalupe, 1739 – Parigi, 1799) nacque molto probabilmente in questo periodo e in questo ambiente salottiero e galante, all'interno del quale questo originale personaggio aveva trovato il suo spazio. Concepito dalla relazione fra un possidente terriero francese e una schiava di origine africana (oggi viene ricordato per essere stato il primo compositore di colore europeo), fu portato in Francia molto giovane e gli fu impartita un'educazione da uomo di mondo, che mise in risalto la sua attitudine per le attività fisiche, nonché per la musica e le arti. A tredici anni fu messo a pensione dal Boëssière, il più celebre maestro d'armi dell'epoca, e grazie alla sua forza fisica e alla sua agilità in sei anni divenne la miglior lama di Francia. Secondo Fétis “nessuno poteva superarlo nella corsa; nella danza era un modello di perfezione; eccellente scudiero, montava i cavalli senza sella e rendeva docili i più ribelli; pattinava con una grazia perfetta e si distinse come uno dei migliori nuotatori dei suoi tempi”. Quanto alla musica, studiò il violino con Leclair e composizione con Gossec, raggiungendo anche qui livelli molto alti. Ben presto fu ammesso fra i moschettieri e divenne lo scudiero di Madame de Montesson, la moglie segreta del Duca di Orléans; in seguito fu capitano delle guardie del Duca di Chartres, del quale fu anche amico e confidente. Nel frattempo continuò sempre a essere attivo in campo musicale; nel 1769 fondò con Gossec il Concert des amateurs, divenendone direttore e primo violino, nel 1775 viene nominato direttore dell'Opéra e direttore musicale personale di Maria Antonietta, mentre nel 1777 debuttò con la sua prima opera lirica, Ernestine, alla Comédie Italienne. Con lo scoppio della Rivoluzione, Joseph organizzò un corpo di Cacciatori a Cavallo del quale divenne il colonnello: arrestato dai Rivoluzionari, fu condannato al patibolo, ma grazie al colpo di stato del 9 termidoro (27 luglio 1794), riacquistò la libertà; privato dei suoi beni, trascorse i suoi ultimi anni in stato di indigenza, fino alla morte.

Daniel Gottlieb Steibelt (Berlino, 1765 – San Pietroburgo, 1823) fu un personaggio singolare nel panorama musicale europeo; considerato all'epoca come uno dei più grandi pianisti, riusciva a spaccare in due il pubblico, tra ferventi ammiratori e detrattori feroci, a causa delle contraddizioni insite nel suo carattere umorale, scontroso e incostante. Dotato indubbiamente di un grande talento, fu l'inventore di nuove forme musicali che entrarono presto in voga, come la “Fantasia con variazioni” e il “Rondò brillante”. Figlio di un costruttore di pianoforti, Steibelt mostrò fin da piccolo una tale disposizione verso la musica che il re di Prussia Federico Guglielmo II si interessò personalmente alla sua educazione, facendolo studiare cembalo e composizione con Kirnberger; ma lui era un talento ribelle, e si formò praticamente da solo. Cominciò la sua carriera musicale in Germania, ma il successo arrivò a Parigi nel 1790, quando fu accolto dall'editore Boyer, che gli trovò dei protettori a corte. L'arrivo di Steibelt a Parigi fece scalpore e la sua musica ebbe un gran successo, anche se i dilettanti dell'epoca la trovavano abbastanza difficile. Insieme al suo mecenate, il visconte di Ségur, Steibelt compose l'opera Roméo et Juliette, che inizialmente fu rifiutata dall'Académie Royale de Musique; nel 1793, in seguito a pesanti rimaneggiamenti, fu poi rappresentata al teatro Feydeau, ottenendo un ottimo successo, che permise a Steibelt di acquisire una certa voga sotto il Direttorio. Malgrado il suo proverbiale pessimo carattere, ben presto ebbe come allieve le signore parigine più importanti, come Mademoiselle de Beauharnais (che divenne regina d'Olanda), Eugénie de Beaumarchais, Zoé de la Rue (che era anche arpista e compositrice) e Madame Schérer (figlia del ministro della guerra). Steibelt a questo punto avrebbe potuto lavorare tranquillamente al consolidamento della sua posizione, ma una serie di piccole truffe che commise a danno di alcuni editori musicali lo costrinsero a lasciare Parigi nel 1798. Dall'Olanda andò allora a Londra; diede quindi concerti ad Amburgo, Dresda, Praga, Berlino e Vienna, ove entrò in un fallimentare conflitto musicale con Beethoven. Nell'autunno del 1800 fece ritorno a Parigi portando con sè una partitura della Creazione del mondo di Haydn, che era appena uscita; ne fece una riduzione in prosa per l'Opéra e fu proprio andando alla sua prima rappresentazione, il 3 nivôse an IX, che Napoleone scampò all'attentato della “macchina infernale”. Dopo la pace di Amiens Steibelt tornò a Londra, ove diede concerti con successo, ma il suo carattere poco socievole non piaceva alla società inglese e non gli permetteva di trovare i giusti appoggi. All'inizio del 1805 fu nuovamente a Parigi e vi pubblicò un gran numero di fantasie, capricci, rondò, studi, sonate e il suo metodo per pianoforte; nel 1806 rappresentò all'Opéra La Fête de Mars, un intermezzo per il ritorno di Napoleone dalla campagna di Austerlitz, al quale fece seguito il grand-opera La Princesse de Babylone. Due anni dopo però partì all'improvviso per la Russia; lungo il viaggio diede concerti a Francoforte, Lipsia, Breslau e Varsavia. A San Pietroburgo ottenne dall'imperatore il posto di direttore dell'opera francese, succedendo a Boïeldieu; per questo teatro scrisse le opere Cendrillon e Sargines e vi fece rappresentare anche Roméo et Juliette e La Princesse de Babylone. Steibelt stava lavorando alla sua ultima opera, Le Jugement de Midas, quando morì a San Pietroburgo.

Le notizie biografiche riguardo a Luigi Gianella sono abbastanza scarse e contraddittorie. Alcune fonti collocano la sua nascita a Milano verso il 1778, ma tale data appare troppo tarda se si considera il fatto che Gianella fu ingaggiato come flautista alla Scala di Milano nel 1790 e che l'11 agosto dello stesso anno vi furono rappresentati due suoi balletti; sembra quindi opportuno anticipare la sua presunta data di nascita almeno al 1770. Secondo il solito Fétis, Gianella si sarebbe stabilito a Parigi nel 1800, in seguito alla sua assunzione come primo flauto all'Opéra Bouffe, ma anche in questo caso la data non può essere esatta, dato che fra il 1799 e il 1801 Gianella risulta essere stato attivo a Venezia; al 1801 risale inoltre la sua composizione più famosa, il Concerto lugubre per flauto e orchestra “composto ed eseguito per i funerali dell'immortale Cimarosa”, celebrati a Venezia il 28 gennaio. Una volta trasferitosi in Francia, Gianella collaborò con Dumonchau alla composizione dell'opera L'officier cosaque, rappresentata con un buon successo nel 1803; nello stesso periodo si fece una buona fama di virtuoso, ma anche di compositore. Oltre a numerosi lavori solistici e cameristici dedicati al flauto, si devono ricordare il balletto Acis et Galathée, composto in collaborazione con Darondeau (1805), e la cantata Arianna a Nasso, più un certo numero di canzoni e romanze. Morì a Parigi nel 1817.

François-Joseph Naderman, figlio del costruttore di arpe Jean-Henri, nacque a Parigi verso il 1773; destinato fin da piccolo alla carriera di arpista, ricevette le prime lezioni dall’amico di famiglia Krumpholtz, dedicandosi nel frattempo anche allo studio della composizione e del contrappunto. Divenuto ben presto un brillante arpista, François-Joseph ebbe sempre però un carattere conservatore, che ben si rispecchia nella sua opera compositiva; il suo successo come esecutore durò fin verso il 1812, quando il giovane Bochsa si impose all’attenzione del pubblico parigino, proponendo un gusto musicale più fresco e una innovativa concezione della tecnica arpistica. Dopo la Rivoluzione e il periodo napoleonico (che lo vide impegnato in una tournée di concerti in Germania e in Austria), con la Restaurazione, Naderman fu nominato arpista della cappella e della camera del re Luigi XVIII; nel gennaio del 1825 ottenne il posto di professore d’arpa presso il Conservatorio di Parigi, adempiendone gli obblighi fino alla morte, giunta nel 1835. Dopo la morte del padre, Naderman si era anche associato con il fratello Henri, per continuare l’attività di costruttori di arpe a movimento semplice; François-Joseph usò quindi tutta la sua influenza di celebre virtuoso prima, di professore di Conservatorio poi, per mantenere in uso questo strumento, nonostante il crescente successo delle arpe Erard a doppio movimento. Nonostante la sua scarsa lungimiranza (senz’altro condizionata dai suoi interessi commerciali), François-Joseph Naderman si può comunque considerare come uno dei più grandi arpisti e dei più importanti didatti del suo tempo; fra i suoi numerosi allievi figurano ad esempio i nomi di virtuosi come Labarre, i fratelli Godefroid, Prumier e lo stesso Bochsa.

Carlo Michelangelo Sola, flautista, chitarrista, didatta e compositore, nacque a Torino nel 1786. Iniziò fin dall’infanzia lo studio del violino, sotto la guida di Pugnani, ma dopo la morte del suo maestro decise di abbandonare il violino per il flauto, scegliendo quali insegnanti due fra i più celebri flautisti dell’epoca, Pipino e Vondano. I suoi rapidi progressi gli valsero il posto di secondo flauto al Teatro Regio di Torino, che tuttavia abbandonò dopo soli due anni per arruolarsi nel 73º Reggimento della fanteria francese. Stanco della vita nomade del musicista militare, in capo a quattro anni chiese ed ottenne il congedo e nel 1809 si stabilì a Ginevra, dopo aver trascorso qualche tempo presso il castello di Coppet, come insegnante di canto, flauto e chitarra dei figli di M.me de Staël. A Ginevra Sola prese qualche lezione di composizione da Bideau, già violoncellista della Comédie Italienne e discreto compositore. Verso la fine del 1810 si recò a Parigi e vi pubblicò qualcuno dei suoi lavori; ritornato a Ginevra, riuscì a veder rappresentata una sua opera francese, Le Tribunal (1816). L’anno seguente Sola si trasferì a Londra, ove condusse una vita agiata grazie alla sua ottima fama di musicista e di insegnante ed ove morì nel 1829.

ANNA PASETTI