I
miei allievi - Lezioni concerto - L'arpa
e la sua storia
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LEZIONI CONCERTO
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L'Arpa
e la sua storia
Breve profilo dello strumento a cura di Davide Burani.
L'arpa
è uno strumento di origine antichissima. Ne troviamo i primi
esemplari presso le civiltà del bacino del Mediterraneo e presso
le popolazioni assire e babilonesi. Infatti, ci sono pervenuti dei bassorilievi
su pietra, risalenti al 3000 a. C., che raffigurano strumenti già
notevolmente complessi.
Nella civiltà egiziana, ed in particolare nel corso della 3°
dinastia faraonica, il suono dell'arpa accompagnò le cerimonie
pubbliche e religiose, e la raffigurazione pittorica dello strumento
è presente in tutta l'arte funeraria.
Successivamente, l'arpa divenne un importante strumento di culto religioso
presso la civiltà ebrea, così come è narrato nelle
Sacre Scritture.
Nell'antica Grecia ritroviamo strumenti a corde pizzicate quali la lyra
e la cetra: i romani, in seguito, si ispirarono alle pratiche musicali
elleniche, riutilizzando i medesimi strumenti musicali.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, incontriamo nuovamente l'uso dell'arpa
presso le popolazioni nordiche e celtiche; in particolare, gli irlandesi
furono maestri nel suonare l'arpa, ed impiegarono strumenti a 30 o più
corde, dalla colonna arcuata. A volte, queste arpe avevano corde di
metallo, che venivano pizzicate con le unghie anzichè con i polpastrelli.
Copie di questi strumenti vengono utilizzate ancora oggi per l'esecuzione
di musiche antiche (arpa celtica).
In epoca medievale, trovatori, trovieri e minnesanger solevano narrare
gesta leggendarie e amorose accompagnandosi con strumenti di questo
tipo (arpa medievale).
Nel corso dei secoli 16° e 17° l'arte musicale progredì
rapidamente; le composizioni si arricchirono di cromatismi e modulazioni:
con l'arpa era impossibile riprodurre queste nuove sonorità,
in quanto la cordiera riproduceva esclusivamente la scala diatonica
(ossia, in lena di massima, le note corrispondenti ai tasti bianchi
del pianoforte, senza i suoni intermedi corrispondenti ai tasti neri).
Fortunatamente, lo strumento subì diverse trasformazioni: dapprima
fu possibile innalzare di un semitono ogni singola corda utilizzando
un sistema di leve manuali. Già nel 18° secolo venivano costruite
arpe molto simili a quelle odierne, nelle quali i semitoni erano ottenuti
mediante l'uso di pedali posti alla base dello strumento, collegati
alla cordiera mediante un congegno interno di leve e tiranti.
L'inventore dell'arpa moderna fu il francese SEBASTIAN ERARD, costruttore
di strumenti musicali, che nel 1811 mise a punto un modello di arpa
munito di 7 pedali, ognuno di esse corrispondenti a una delle 7 note.
Azionando questi pedali a doppio movimento, l'esecutore era in grado
di alzare o abbassare l'intonazione di ciascuna nota, ed era finalmente
possibile suonare in tutte le tonalità ed eseguire le alterazioni.
L'accordatura di base dell'arpa era nella tonalità di do bemolle
maggiore. Questo sistema, assai pratico, è tuttora in uso.
Nel seicento e all'inizio del nostro secolo, furono costruite arpe a
due cordiere incrociate; nella prima cordiera erano disposti i suoni
naturali, nella seconda cordiera i diesis e i bemolli. Questi strumenti
erano però scomodi e ingombranti e caddero presto in disuso.
L'arpa moderna è munita quindi di 7 pedali e 47 corde: di nylon
nel registro sovracuto, di budello nella zona centrale e di metallo
nei bassi. I do sono colorati di rosso, i fa di blu. La musica si legge
utilizzando un doppio pentagramma, come nel pianoforte. Le corde si
pizzicano con i polpastrelli, quindi le unghie devono essere cortissime;
i due mignoli non si usano mai. E' possibile ottenere effetti particolari,
come il celebre "glissando", arpeggi, accordi arpeggiati,
percussione sulla tavola armonica, suoni armonici, etc. Per lungo tempo
l'arpa è stata considerata esclusivamente come uno strumento
di colore nell'orchestra, riservando scarsa attenzione alla produzione
solistica, che in realtà risulta di notevole valore: autori come
Haendel, Mozart, Boildieu, Beethoven, Saint-Saens, Fauré, Debussy,
Ravel hanno dedicato straordinarie composizioni a questo strumento.