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L'arpa è uno strumento di origine antichissima. Ne troviamo
i primi esemplari presso le civiltà del bacino del Mediterraneo
e presso le popolazioni assire e babilonesi. Infatti, ci sono pervenuti
dei bassorilievi su pietra, risalenti al 3000 a. C., che raffigurano
strumenti già notevolmente complessi.
Nella civiltà egiziana, ed in particolare nel corso della
3° dinastia faraonica, il suono dell'arpa accompagnò
le cerimonie pubbliche e religiose, e la raffigurazione pittorica
dello strumento è presente in tutta l'arte funeraria.
Successivamente, l'arpa divenne un importante strumento di culto
religioso presso la civiltà ebrea, così come è
narrato nelle Sacre Scritture.
Nell'antica Grecia ritroviamo strumenti a corde pizzicate quali
la lyra e la cetra: i romani, in seguito, si ispirarono alle pratiche
musicali elleniche, riutilizzando i medesimi strumenti musicali.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, incontriamo nuovamente l'uso
dell'arpa presso le popolazioni nordiche e celtiche; in particolare,
gli irlandesi furono maestri nel suonare l'arpa, ed impiegarono
strumenti a 30 o più corde, dalla colonna arcuata. A volte,
queste arpe avevano corde di metallo, che venivano pizzicate con
le unghie anzichè con i polpastrelli. Copie di questi strumenti
vengono utilizzate ancora oggi per l'esecuzione di musiche antiche
(arpa celtica).
In epoca medievale, trovatori, trovieri e minnesanger solevano narrare
gesta leggendarie e amorose accompagnandosi con strumenti di questo
tipo (arpa medievale).
Nel corso dei secoli 16° e 17° l'arte musicale progredì
rapidamente; le composizioni si arricchirono di cromatismi e modulazioni:
con l'arpa era impossibile riprodurre queste nuove sonorità,
in quanto la cordiera riproduceva esclusivamente la scala diatonica
(ossia, in lena di massima, le note corrispondenti ai tasti bianchi
del pianoforte, senza i suoni intermedi corrispondenti ai tasti
neri).
Fortunatamente, lo strumento subì diverse trasformazioni:
dapprima fu possibile innalzare di un semitono ogni singola corda
utilizzando un sistema di leve manuali. Già nel 18° secolo
venivano costruite arpe molto simili a quelle odierne, nelle quali
i semitoni erano ottenuti mediante l'uso di pedali posti alla base
dello strumento, collegati alla cordiera mediante un congegno interno
di leve e tiranti.
L'inventore dell'arpa moderna fu il francese SEBASTIAN ERARD, costruttore
di strumenti musicali, che nel 1811 mise a punto un modello di arpa
munito di 7 pedali, ognuno di esse corrispondenti a una delle 7
note. Azionando questi pedali a doppio movimento, l'esecutore era
in grado di alzare o abbassare l'intonazione di ciascuna nota, ed
era finalmente possibile suonare in tutte le tonalità ed
eseguire le alterazioni.
L'accordatura di base dell'arpa era nella tonalità di do
bemolle maggiore. Questo sistema, assai pratico, è tuttora
in uso.
Nel seicento e all'inizio del nostro secolo, furono costruite arpe
a due cordiere incrociate; nella prima cordiera erano disposti i
suoni naturali, nella seconda cordiera i diesis e i bemolli. Questi
strumenti erano però scomodi e ingombranti e caddero presto
in disuso.
L'arpa moderna è munita quindi di 7 pedali e 47 corde: di
nylon nel registro sovracuto, di budello nella zona centrale e di
metallo nei bassi. I do sono colorati di rosso, i fa di blu. La
musica si legge utilizzando un doppio pentagramma, come nel pianoforte.
Le corde si pizzicano con i polpastrelli, quindi le unghie devono
essere cortissime; i due mignoli non si usano mai. E' possibile
ottenere effetti particolari, come il celebre "glissando",
arpeggi, accordi arpeggiati, percussione sulla tavola armonica,
suoni armonici, etc. Per lungo tempo l'arpa è stata considerata
esclusivamente come uno strumento di colore nell'orchestra, riservando
scarsa attenzione alla produzione solistica, che in realtà
risulta di notevole valore: autori come Haendel, Mozart, Boildieu,
Beethoven, Saint-Saens, Fauré, Debussy, Ravel hanno dedicato
straordinarie composizioni a questo strumento.
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